Crema, 7 agosto 2020 – Il giudice ha detto che Scrp (Società cremasca reti e patrimonio) ha torto e che deve pagare le quote agli otto comuni che due anni fa erano usciti dalla società perché non in accordo con il nuovo statuto. Un tira e molla che avrebbe dovuto concludersi, come da statuto, entro il 31 dicembre dello stesso anno, con il pagamento delle quote degli otto comuni e che invece è finito davanti al giudice.

Il lodo arbitrale, espresso dall’avvocato Marco Gamba, nominato dal tribunale per esaminare la lite ed emesso in questi giorni, ha detto che i Comuni hanno sfruttato a loro vantaggio e coerentemente lo statuto che permetteva loro di uscire da Scrp e di chiedere il pagamento delle loro quote al prezzo di mercato. Inoltre, Scrp dovrà pagare le spese di arbitrato e legali. In definitiva il giudice ha deciso che Scrp deve pagare al Comune di Palazzo Pignano 819.705,60 euro, a quello di Casale Cremasco 240.364,80, a quello di Casaletto di Sopra 104.774,40, a quello di Romanengo 567.014,40, a quello di Salvirola 209.548,80, a quello di Soncino 1.109.376, a quello di Ticengo 101.692,80, a quello di Trescore 449.913,60.

A queste cifre vanno aggiunti circa 37mila euro di interessi. Scrp, rappresentata in giudizio dal direttore generale Giovanni Soffientini, oggi in pensione, inoltre deve pagare 35mila euro per gli onorari e 50mila euro per le spese di legge. Soddisfazione da parte dei sindaci degli otto comuni interessati: “Siamo sempre stati convinti di aver ragione. Spiace che si sia dovuti arrivare fino in tribunale – commenta Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco –. Gioisco per la vittoria di noi otto, definiti senza troppo riguardo pecoroni dal sindaco di Crema Stefania Bonaldi. Nel contempo sono costretto a rilevare che questa decisione dell’arbitro sancisce e conferma indirettamente la frattura esistente tra i comuni del cremasco”.

Anche il sindaco di Soncino, Gabriele Gallina, ha espresso il suo pensiero: “Dispiace per quei sindaci, tanti, che non avrebbero voluto passare dal tribunale. Per responsabilità di altri avranno ricadute economiche negative, in tempi non facili”. Soddisfazione dell’avvocata Raffaella Bordogna (nella foto) , che ha portato avanti con determinazione le ragioni dei sindaci. La scelta di chiedere il lodo arbitrale ha accorciato i tempi di molto, rendendo la decisione del tribunale unica e non appellabile.

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