Appare fuor di dubbio, in linea di principio, l’importanza dell’adozione di misure – anche severe in punto trattamento sanzionatorio – finalizzate a garantire il rispetto delle regole che governano la circolazione stradale.

Come tuttavia viene richiesta – e lo ripetiamo: giustamente –  agli utenti della strada diligenza nell’adeguamento ai precetti contenuti nel Codice della Strada e nelle ulteriori leggi collegate, allo stesso tempo però è logico che i medesimi utenti esigano che i controlli esperiti nei loro confronti dalle autorità all’uopo preposte siano condotti in piena conformità alle prescrizioni normative.

Uno dei casi pratici in cui, purtroppo, la salvaguardia di questa fondamentale esigenza appare talora deficitaria è quello dei “famigerati” autovelox, in relazione ai quali risulta a tutt’oggi dibattuta in un numero considerevole di contenziosi una questione che, ad avviso di chi scrive, non avrebbe neppure ragion d’essere, per lo meno alla luce dell’attuale panorama normativo che, come di seguito si dirà, non pare dare effettivamente adito a possibili fraintendimenti.

Il nocciolo della questione è costituito dal fatto che taluni Giudicanti e, incredibile a dirsi, pure il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (vedi, recentemente, parere pubblicato in data 11/01/2021) confondono e sovrappongono due procedure ben distinte ossia l’omologazione e l’autorizzazione degli apparecchi c.d. autovelox.

Tale distinzione, invero, emerge in maniera netta dalla lettura del Codice della Strada ed è foriera di risvolti pratici estremamente rilevanti.

L’art. 142 comma 6° CdS, che si occupa di violazione dei limiti di velocità, stabilisce che “per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate anche per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratti determinati, nonché le registrazioni del cronotachigrafo e i documenti relativi ai percorsi autostradali, come precisato dal regolamento”.

E’ dunque l’omologazione che, per espressa previsione legislativa, conferisce giuridico valore alle risultanze probatorie derivanti dall’apparecchio autovelox ed il fatto che omologazione, appunto, ed autorizzazione non siano concetti intercambiabili è desumibile dall’art. 192 del reg. att. CdS.

Il comma primo di tale disposizione prevede quanto segue: “Ogni volta che nel codice e nel presente regolamento è prevista la omologazione o la approvazione di segnali, di dispositivi, di apparecchiature, di mezzi tecnici per la disciplina di controllo e la regolazione del traffico, di mezzi tecnici per l’accertamento e il rilevamento automatico delle violazioni alle norme di circolazione, di materiali, attrezzi o quant’altro previsto a tale scopo, di competenza del Ministero dei lavori pubblici, l’interessato deve presentare domanda, in carta legale a tale dicastero, indirizzandola all’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, corredata da una relazione tecnica sull’oggetto della richiesta, da certificazioni di enti riconosciuti o laboratori autorizzati su prove alle quali l’elemento è stato già sottoposto, nonché da ogni altro elemento di prova idoneo a dimostrare l’utilità e l’efficienza dell’oggetto di cui si chiede l’omologazione o l’approvazione e presentando almeno due prototipi dello stesso […]”.

Il comma secondo sempre dell’art. 192 prevede quanto segue: “L’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale del Ministero dei lavori pubblici accerta, anche mediante prove, e avvalendosi, quando ritenuto necessario, del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, la rispondenza e la efficacia dell’oggetto di cui si richiede l’omologazione alle prescrizioni stabilite dal presente regolamento, e ne omologa il prototipo quando gli accertamenti abbiano dato esito favorevole. L’interessato è tenuto a fornire le ulteriori notizie e certificazioni che possono essere richieste nel corso dell’istruttoria amministrativa di omologazione e acconsente a che uno dei prototipi resti depositato presso l’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale”.

Da ultimo, il comma terzo della medesima disposizione prevede quanto segue: “Quando trattasi di richiesta relativa ad elementi per i quali il presente regolamento non stabilisce le caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni, il Ministero dei lavori pubblici approva il prototipo seguendo, per quanto possibile, la procedura prevista dal comma 2”.  

Questo articolato dimostra inequivocabilmente che il Legislatore intendeva distinguere l’omologazione ministeriale di un apparecchio (autovelox nel nostro caso, ma la norma non è limitata solo a questi particolari dispositivi) che  autorizza la riproduzione in serie di un certo prototipo debitamente testato in laboratorio e l’approvazione ministeriale che è invece un atto amministrativo con il quale meramente si accerta che un certo apparecchio può essere messo in funzione in quanto corrispondente alla vigente normativa.

La maggior importanza dell’omologazione risiede dunque nel fatto che la stessa non viene rilasciata (come invece l’autorizzazione) all’esito di un iter squisitamente amministrativo, bensì all’esito di un’articolata procedura tecnica volta a garantire la perfetta funzionalità e la precisione dello strumento da utilizzare.

Poiché dunque l’art. 142 comma 6° CdS, come già detto, afferma a chiare lettere che ai fini della verifica dell’osservanza dei limiti di velocità possono considerarsi fonti di prova solo le risultanze di apparecchi debitamente omologati, ecco che andrà necessariamente considerata tamquam non esset la rilevazione operata mediante autovelox bensì munito di un provvedimento autorizzativo del Ministero dei Trasporti (che ha sostituito il Ministero dei Lavori Pubblici), ma nel contempo sprovvisto di provvedimento d’omologazione pubblicato in Gazzetta Ufficiale, quest’ultimo spettante in via esclusiva al Ministero dello Sviluppo Economico in quanto:

– gli autovelox sono strumenti di misurazione soggetti alla L. n. 273/1991 che ha istituito il Sistema Nazionale di Taratura (vedi Corte Cost. n. 113/2015);

– questa Legge specifica che la velocità rientra fra le quantità le cui misurazioni necessitano di taratura; tale compito è affidato al comitato centrale metrico (presieduto dal Ministro dell’Industria, commercio e artigianato oggi Sviluppo economico, Mise) il quale stila l’elenco degli istituti autorizzati ad effettuare le omologazioni degli apparecchi.

In tema, interveniva autorevolmente anche la Corte di Cassazione ribadendo che “[…] In tema di sanzioni amministrative irrogate a seguito di accertamento della violazione dei limiti di velocità mediante “autovelox”, le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate, indipendentemente dal fatto che funzionino automaticamente o alla presenza di operatori ovvero, ancora, tramite sistemi di autodiagnosi; in presenza di contestazione da parte del soggetto sanzionato, peraltro, spetta all’Amministrazione la prova positiva dell’iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento” (vedi Cass. Civ., sez. II, 26/05/2021, n. 14597).

L’attuale quadro normativo, concludendo, depone decisamente nel senso che andranno ritenute senz’altro illegittime le contravvenzioni contestate ad automobilisti in forza di rilevazioni di autovelox non muniti, nel contempo, di omologazione ed autorizzazione dei competenti Ministeri.

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